Inri

Data: 05-02-2012 (h21:00)

Luogo: via Mazzini, 101 – Grosseto,  Teatro degli Industri

Compagnia Simona Bucci

presenta

C.ia Zerogrammi

INRI

È un rosario fatto di mandorle e zucchero, noci e castagne secche, sacchi di yuta e pesi d’ottone. E’ un rosario da pregare con la lingua, tra dente e dente. La preghiera si eleva e soddisfa il bisogno di andare incontro alla liturgia delle parole sgangherate, che vivono e rimbalzano da quelle mura come i versi di un qualche animale a scelta. Gli occhi si compiacciono e si rassicurano al tempo stesso nel vedere le posizioni assunte dai santi rossi. E’ un moto di gioia quello che sorprende della loro fissità di ardito gesso che a confronto è cosa ben più sopportabile l’alzarsi e sedersi su panche moleste. (F. Chiriatti)

Il tema intorno al quale ruota l’intera drammaturgia di Inri, progetto per due attori-danzatori, è la pratica della fede nella religione cattolica. I personaggi di questo racconto, dai colori grotteschi, paradossali, improbabili pur nella loro veridicità, si muovono sulla scena in un percorso temporale che imita quello della liturgia.  Parlano di una religione dai tratti “meridionali”, che profuma di mandarini sui presepi, che risuona di bolero nelle piazze dopo le sacre processioni, una religione di docili vecchiette rosario-munite ancora bardate in nero, il cui Dio, dopo la benedizione nel luogo imputato, le raggiunge tra le cose domestiche. Il “rito”, nei modi, nei segni che si ripetono, nelle intonazioni, diventa danza di mani giunte e ginocchia gonfie, canto di preghiere imparate a memoria in latino, fruibili nelle più goffe reinterpretazioni. I gesti e i suoni del rito rimangono detti a metà, per il timore di sbagliare, di peccare, in una teologia dove si mettono le mani in avanti prima che il peccato, sempre nascosto surrettizio dietro l’angolo, ci si stampi in faccia.