Signorine

Compagnia: Compagnia Virgilio Sieni
Data: 18-11-2011 (21:30)
Luogo: via del Platano, 2 – Livorno, LI – Centro Artistico Il Grattacielo

Compagnia Virgilio Sieni
Signorine
ideazione Virgilio Sieni
regia e coreografia Virgilio Sieni
interpretazione Claire Indaburu e Ramona Caia
costumi Giulia Pecorari
musiche Francesco Giomi
luci Virgilio Sieni

…leccatina ai baffi e stop. No. Ancora un secondo. Uno soltanto. Il tempo di aspirare questo vuoto. Assaporare la felicità.


S. Beckett

Le signorine, Ramona e Claire, così si chiamano le artiste, sembrano misurare il tempo e agiscono con rallentata acutezza secondo brevi azioni; è loro intento stabilire un codice quotidiano di spostamenti e sentimenti, dar vita ad un trattatelo di cesure, almeno cento, che dia senso al lento trascorrere e trascolorare del gesto nella vita. Questi puri elementi metrici si raggrumano verso la figura, costantemente, la formano letteralmente. Si potrebbe dire che le signorine prendono forza dalla debolezza dei loro accadimenti e solo la dinamica latente lega centinaia di figure che appaiono dal loro corpo. Sono figure che accennano a corpi deposti, in preghiera, in ascolto, assorbiti dal proprio sguardo.
Sbagliare, sbagliare meglio, sbagliare ancora.
La stanza è stata chiusa. Le signorine sono dentro da molto tempo. Le signorine hanno deciso di stare all’interno e di farsi assorbire dalla bruna atmosfera del salottino in comune. La scena si apre su un accadimento come fosse già storicizzato: e così, in ogni quadro, c’è sempre molto passato che macula il presente con uno straticello di polvere grigiognola. L’armatura del luogo dato si dà per sprofondamento nel nero dell’intorno. Queste sfumature regolano il ritmo del loro vivere. Un luogo armato e raddrizzato alle architetture.
Così la loro giornata è in effetti un lasciarsi andare alla durata. Si rappresentano e sono loro stesse, maschere l’una dell’altra sempre predisposte a perdersi; scrivono un testo muto di insperata vicinanza, raccontandosi chiuse in una stanza, sopraffatte dalle loro azioni−giochi.
Solo il corpo silenzioso, disposto al monologo fisico ci rimanda ad un’infinità di figure che scopriamo essere un vocabolario di sopravvivenza. Come se tutto si raggrumasse in un respiro, queste figure lasciano orme nel vuoto, e le donne rimangono sgomente rispetto a ciò che hanno perduto, al gesto andato: esse si dedicano ora follemente e con passione alla dinamica e alla trasmissione di un gesto nell’altro come atto politico e di democrazia, con leggerezza.
Il lavoro si ispira all’opera di Samuel Beckett e in particolar modo ai testi Mal visto mal detto (1981) e Respiro (1968) ed al cortometraggio Film (1963).